Si TAV! e Si allo sviluppo e alle #infrastrutturedidomani

Non immaginavo, diventando Presidente dell’Unione Industriale di Torino, che avrei partecipato ad una manifestazione di piazza per il Si TAV e, successivamente, che mi sarei recato a Palazzo Chigi per difendere la realizzazione di un’opera ferroviaria.

Eppure è successo. Sono sceso in piazza per dire Si Tav con altri 40.000 torinesi. Neppure immaginavo che sarebbe stato necessario riunire gli Organi di Governo delle principali Associazioni nazionali d’impresa in un’unica oceanica riunione con oltre tremila imprenditori. Con quale obiettivo? Chiedere al Governo una svolta in favore dello sviluppo e delle infrastrutture del nostro Paese.
Eppure anche questo è successo!

Andiamo con ordine. Partiamo dall’inizio.

Da sempre abbiamo sostenuto le inoppugnabili ragioni della realizzazione delle infrastrutture e nello specifico della linea ad alta velocità e capacità Torino Lione (TAV). Lo abbiamo fatto nonostante un radicato e radicale movimento minoritario contrario per ragioni ideologiche e, come tale, non disponibile a modificare la propria posizione. Temevamo le espressioni contrarie all’Opera dei 5S, forza di maggioranza relativa, ma pur sempre di minoranza, dell’attuale Governo.

Ma non ci aspettavamo che il 29 ottobre il Consiglio comunale dichiarasse la Città di Torino NO TAV, in una comunità dove il consenso all’Opera è assolutamente maggioritario. Per di più con la colpevole e ignava assenza del Sindaco. Da questo episodio è nata la convinzione che fosse necessario compiere passi fuori dall’ordinario per non essere messi di fronte a fatti compiuti che mettessero in dubbio questa grande infrastruttura di respiro europeo; vitale soprattutto per Torino.

 

Una prima risposta: il “Si Tav” delle cosidette “Madamin”

La prima risposta è stata la manifestazione di piazza del 10 novembre proposta da un gruppo di signore che “ci hanno messo la faccia”, le cosiddette Madamin, che hanno fatto molto e a cui in tanti hanno dato supporto, senza trasformarla però in una manifestazione di partiti, ma solo di società civile.

Noi abbiamo fatto appello ai nostri associati e ai loro dipendenti, il gruppo Facebook lanciato dalle Madamin è cresciuto come un fiume in piena e, quasi incredibilmente, senza pullman ne’ altre forzature organizzative, sono affluite in Piazza Castello oltre 40.000 persone. Contro i tanti, troppi NO o le occasioni perse di una maggioranza comunale concentrata solo sul minimo cabotaggio e che non lo realizza neanche troppo bene. Non solo straordinaria presenza fisica, ma anche grande clamore mediatico, sui quotidiani e telegiornali, ma anche sui social, terreno prediletto dei 5S, dove # Si Tav ha superato i 52 milioni di visualizzazioni risultando il primo top trend Twitter in Italia.

A questo incredibile risultato è seguita la consapevolezza che si dovesse procedere per sostenere, nell’interesse del Paese, le ragioni della realizzazione delle infrastrutture, soprattutto quelle così avanzate come la TAV. È sembrato inutile proseguire in polemiche dirette contro l’amministrazione comunale, peraltro apparsa ferma e inadeguata sul tema, e si è pensato di fare una ulteriore prova di compattezza e convinzione invitando tutte le più importanti sigle dell’imprenditoria, oltre a Confindustria, della piccola impresa, dell’artigianato, del commercio e persino delle cooperative.

Arriviamo così al 3 dicembre 2018 alle O.G.R.

Anche questa proposta è diventata realtà e il 3 dicembre si sono riuniti alle O.G.R. di Torino i 12 presidenti nazionali, con gran parte dei propri organi decisionali di vertice, e con circa 3000 imprenditori uniti per dire SI TAV e SI alle Infrastrutture. Erano virtualmente presenti oltre 3.000.000 di imprese per più di 13 milioni di lavoratori che rappresentano il 65% del PIL dell’Italia.

È stato ribadito da tutte le associazioni presenti, in modo unitario e convinto, che la strada che porta alla crescita e allo sviluppo del  Paese passa necessariamente dalle infrastrutture. E non è pensabile di lasciare incompiute opere che hanno richiesto anni per poter partire, sono già cantieri aperti e che sono cruciali per i collegamenti di domani. Dal punto di vista comunicativo #Infrastrutturedidomani ha fatto registrare oltre 11 milioni di visualizzazioni mentre  #UIsocial [il nostro marchio di fabbrica] ha realizzato 2 milioni di impressions.

Le obiezioni dei professionisti del NO sono risibili: il calo degli scambi con la Francia non esiste e se quasi tutto viaggia su gomma è proprio perché l’attuale infrastruttura (un tunnel di quasi 150 anni voluto da Cavour) non è ammodernabile, non è economica, per via delle pendenze e dei raggi di curva, e soprattutto non è più rispondente ai canoni di sicurezza che saranno in vigore dal 2020.  Non solo quindi la  linea Torino-Lione ( Tav) costerebbe più fermarla che completarla, ma saremmo privi per sempre di un collegamento veloce verso Francia e Spagna. Tutte le Associazioni hanno convenuto anche sull’importanza delle manutenzioni e delle piccole opere, ma non come alternativa, bensì come complemento di quelle grandi. E’ stato inoltre firmato dalle Associazioni un unico documento dal titolo “Infrastrutture per lo sviluppo. Tav, l’italia in Europa”.

 

Eccoci a Roma: una delegazione di imprenditori torinesi dire SI Tav

Questo è stato anche il messaggio riportato il 5 dicembre a Palazzo Chigi da una delegazione di Torino delle circa 33 sigle che si sono impegnate per allargare e migliorare i confini e le prospettive di declino e mediocrità della Città. Tuttavia con l’ennesima “astuzia” del Ministro Toninelli che ha rinviato all’esito dell’analisi costo/benefici le decisioni circa la TAV, gli importanti politici presenti hanno dato in pieno il segno di voler “ menarci per l’aia” come suol dirsi.

È giunta poi la notizia del caffè offerto ai 12 Presidenti nazionali dal Vice Premier Salvini. Il pressing sulla politica di quello che è stato giustamente definito il ”partito del PIL” non può essere più intenso, ma è del tutto giustificato dal momento. Tutto è teso a vedere se riuscirà a fare breccia, soprattutto convincendo il Governo a non danneggiare irreparabilmente il tessuto produttivo italiano, senza il quale ogni riforma “politica” perderebbe consistenza e senso. C’è da sperarlo e noi ci crediamo fermamente, perché la posta in gioco è altissima e chi ha l’onore e l’onere di governare non può commettere errori così gravi.

Dario Gallina

About Dario Gallina

Dario Gallina | CEO dott.gallina srl and President of Unione Industriale Torino | Polycarbonate systems and sheets for building application #innovation

Rispondi