TAV: le ragioni del SI

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Per la TAV un SI senza se e senza ma. Si tratta di un’infrastruttura logistica di fondamentale importanza, che serve all’Italia per integrarsi nelle grandi reti della mobilità europea di merci e persone. Inoltre il completamento della TAV ci consentirebbe anche di inserirci nel tracciato della Via della Seta, il grande collegamento ferroviario fra Cina ed Europa, dal quale ora siamo esclusi.  Con il compimento della TAV avremmo l’opportunità di mettere al centro degli scambi fra Europa, Oriente e Russia il patrimonio turistico italiano, primo al mondo per ricchezza di beni artistici e culturali. Ma fare la TAV è importante anche perché i lavori per realizzarla generano, a vantaggio soprattutto del nostro territorio, ricadute economiche molto significative e migliaia di nuovi posti di lavoro.

La TAV e la nuova politica

L’elaborazione del programma di governo fra Cinque Stelle e Lega ha rilanciato il tema della TAV. La posizione espressa nel documento è alquanto ondivaga. Nel giro di pochi giorni, la posizione è cambiata più volte, passando da un netto rifiuto all’idea di un riesame critico, al più colorito “andiamo da Macron a spiegargli perché la TAV non s’ha da fa’ “.

In realtà l’instabilità della posizione del futuro governo è dovuta al fatto che, all’interno della coalizione, coesistono non solo opinioni differenti, ma soprattutto interessi divergenti. E quindi, l’alta capacità ferroviaria va benissimo se insiste sull’asse Genova Milano con il Terzo Valico, mentre va malissimo se riguarda il collegamento Torino Lione.

Questa situazione testimonia anche la marginalità della nostra Sindaca Chiara Appendino nella compagine di governo, e, in particolare, all’interno del Movimento a cui appartiene, in una posizione per altro di rilievo. Ma ciò forse non è da considerarsi un male!

TAV: i costi da affrontare

È perfino imbarazzante ripetere, a lavori in corso, le ragioni in favore del collegamento ferroviario Torino Lione.

Sono già stati scavati 23 km di gallerie, pari al 14% del totale. Tornare indietro è troppo tardi. Rinunciare ora costerebbe infatti circa quanto portarla a termine. Infatti, nel caso l’Italia venisse meno agli impegni internazionali assunti, oltre a una drammatica perdita di credibilità a livello internazionale, dovrebbe sborsare circa 2 miliardi, in quanto dovrebbe restituire i finanziamenti europei per la parte progettuale e le spese sostenute dalla Francia, cifre alle quali andrebbero sommati i non pochi danari degli italiani sinora impiegati.

E non è vero che ultimare l’opera sia così oneroso: la spesa complessiva è infatti pari a 8,6 miliardi, finanziati al 40% dall’Unione Europea; all’Italia compete una spesa complessiva di 2,3 miliardi, circa quanto ci costerebbe recedere, senza però, alla fine, possedere un’opera fondamentale nei collegamenti internazionali.

Cosa perdiamo se diciamo NO alla TAV

In primo luogo si perderebbero tutti gli appalti, che ammontano a 5 miliardi e mezzo e che sono già in assegnazione il prossimo anno. Sarebbe un danno economico gravissimo, soprattutto per le nostre imprese dell’edilizia che vivono un momento di protratta difficoltà economica.

Insieme agli appalti verrebbero inoltre cancellati gli attuali 800 posti di lavoro che, in capo a 2/3 anni, con il potenziamento dei cantieri, sarebbero arrivati a circa 8000 unità. Una cifra importante, in un momento in cui la disoccupazione è ancora elevata, soprattutto quella giovanile, che, a Torino, si attesta intorno al 25%.

In un momento come questo, i nuovi posti di lavoro andrebbero tenuti in serissima considerazione, non accantonati con una buona dose di ideologia e di semplicismo.

È questo il Governo dei cittadini che ha rispetto del lavoro?

TAV: una grande opportunità di integrazione

Non dovrebbe essere difficile riconoscere che quest’opera ha un valore fondamentale per l’Italia per consolidare i suoi rapporti economici e logistici con le reti di trasporto europeo merci e persone.

Ma c’è di più: oggi la Cina ha realizzato una straordinaria infrastruttura, la Via della Seta, una strada ferrata per portare le merci dall’estremo Oriente all’Europa. Questo collegamento transita attraverso Germania e Polonia proprio perché manca il completamento della linea ad Alta Capacità, che, attraverso la pianura padana, si connetta con la rete francese. Manca cioè la Torino Lione.

Se completassimo l’opera saremmo in grado di inserire l’Italia, con il suo straordinario patrimonio artistico e culturale, nella grande traiettoria di scambi economici e commerciali – e quindi anche turistici – fra Oriente, Russia ed Europa.

Credo che quelle espresse siano poche, ma sufficienti argomentazioni per comprendere l’importanza della realizzazione di un’opera prioritaria per tutto il Nord Italia, il Piemonte e Torino, ove la vocazione manifatturiera richiede dotazioni logistiche adeguate agli intensi traffici nazionali ed internazionali generati dall’industria.

C’è anche da tenere in conto che, più noi avanziamo dubbi e perplessità sul completamento della Torino Lione, più risultano legittimate le posizioni di chi si propone con un percorso alternativo.

A titolo di esempio, di recente, sul Frankfurter Allgemeine Zeitung è comparso un articolo sui problemi che stanno contrassegnando l’avanzamento dei lavori per l’Alta Capacità in Italia.

Ma il servizio, non si limita ad una semplice disanima delle questioni italiane: avanza la proposta di un possibile tracciato alternativo, con tanto di piantina, che – guarda caso – da Vienna potrebbe passare per Monaco, Stoccarda e Karlsruhe, raggiungendo poi Lione con una linea di alta velocità “ordinaria” che cioè non necessita di grandi opere di scavo.

Dobbiamo stare attenti. Dunque ciò che serve è un SI senza se e senza ma per realizzare in fretta la TAV che – senza le lenti dell’ideologia – si mostra per quello che è: una grande opportunità e non un pericolo cui sottrarsi.

 

 

 

Dario Gallina

About Dario Gallina

Dario Gallina | CEO dott.gallina srl and President of Unione Industriale Torino | Polycarbonate systems and sheets for building application #innovation

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