Via della seta: la strategia cinese per l’economia globale

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Il progetto “Via della Seta” è dal 2013 il pilastro della politica estera cinese. Un grandioso piano di investimenti in infrastrutture terrestri (ferrovie, strade, aeroporti) e marittime che collegherà Asia ed Europa. Ma l’obiettivo di fondo è rafforzare la leadership globale della Cina.

La Via della Seta: il cardine della politica estera cinese

Il progetto “One Belt One Road” (OBOR o anche BRI-Belt-and-Road-Initiative) è il pilastro dell’attuale politica estera della Cina, presentata nel 2013 dal presidente Xi Jinping. Il recente vertice annuale tra gli otto membri della Shanghai Cooperation Organization’s (SCO), tenutosi a Qingdao il 9-10 giugno è stato appunto dedicato a Obor.
Questa strategia, che si accompagna a investimenti e acquisizione di imprese all’estero, riflette l’intento della Cina di assumere un ruolo centrale nelle relazioni internazionali. Un obiettivo oggi agevolato dalla rinuncia da parte degli Stati Uniti alla leadership internazionale, in particolare nell’area asiatica.

Nasce una nuova Via della Seta

Obor si propone di collegare Asia, Africa, Europa e i loro mari ricalcando le rotte commerciali dell’antica Via della Seta inaugurata dalla dinastia Han (200 a.C.), attraverso il miglioramento dei collegamenti infrastrutturali e il rafforzamento della cooperazione tra i paesi dell’Eurasia. Un obiettivo economico e commerciale, senza dubbio: favorendo i collegamenti tra Asia, Africa ed Europa si aprono nuove opportunità di mercato e si offrono  nuove opportunità di sviluppo ai paesi coinvolti dal progetto.
Ma l’obiettivo di fondo è politico. Accordi multilaterali  e progetti di cooperazione internazionale mirano a fare della Cina una “nuova grande potenza mondiale” che possa interloquire con l’Occidente in posizione di forza, rafforzando il proprio peso politico in aree dove attualmente ha un ruolo marginale (ad es. nell’Asia centrale). 

La Via della Seta terrestre: dalla Cina all’Europa in due settimane

Obor intende creare due diversi corridoi, uno terrestre ( Silk Road Economic Belt), e uno marittimo (Maritime Silk Road) attraverso la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali.
La via terrestre interessa ferrovie, autostrade e aeroporti, con un percorso che attraverso tutta l’Asia Centrale  arriva dalla Cina fino al Nord Europa e alla Spagna. Grazie alle infrastrutture esistenti sono già stati simbolicamente inaugurati  collegamenti merci diretti con Duisburg, Berlino, Madrid, Londra e Nord Italia (con terminal a Busto Arsizio e Mortara) e altre destinazioni. E’ allo studio anche la possibilità di una linea passeggeri ad alta velocità.

La Via della Seta marittima: grandi investimenti anche nei porti italiani

La nuova via marittima invece costeggerà tutta l’Asia orientale e meridionale, arrivando fino al Mar Mediterraneo attraverso il canale di Suez. Lo sviluppo di questa nuova strategia richiede la cooperazione con Russia, paesi dell’Asia centrale (che sono coinvolti più direttamente) e Europa (specialmente i paesi balcanici). Sono già stati effettuati ingenti investimenti in alcuni porti dell’Asia, dell’Africa e europei; il porto del Pireo è oggi di proprietà cinese; anche il nuovo terminal container di Vado Ligure è stato acquisito dalla cinese Cosco.
Il  piano potenzialmente coinvolgerebbe un’area che rappresenta il 55 % del PIL del mondo, il 70 % della popolazione mondiale e il 75 % delle riserve energetiche conosciute. Si stima un investimento  complessivo pari a 1.800 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni.

Creata la Asian Infrastructure Investment Bank

Per finanziare i progetti previsti nel 2014 è stata creata la Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB). La Banca, a cui partecipano tutte le principali economie asiatiche e membri esterni, è dotata di un capitale di circa 100 miliardi di dollari; anche l’Italia ha sottoscritto una quota pari a 2,5 miliardi di dollari.

Vantaggi economici e tecnologici per le imprese cinesi

Obor  può risultare un investimento remunerativo per le ingenti riserve di valuta estera che la Cina possiede e che attualmente sono impiegate sopratutto  in titoli di stati statunitensi ,  con tassi di interesse molto bassi.  Possono inoltre indurre i paesi  più coinvolti dagli investimenti a investire in yuan parte delle riserve valutarie oggi monopolizzate dal dollaro.
Vi sono ricche commesse per le  imprese cinesi, con importanti ricadute tecnologiche: esemplare il caso delle società impegnate nella costruzione di treni ad alta velocità. Inoltre l’espansione dei mercati è necessaria per assorbire l’eccesso di capacità produttiva che caratterizza molti settori industriali come cemento e acciaio.

Sospetti e diffidenze verso la strategia cinese

Molti paesi hanno un atteggiamento di grande prudenza verso questo progetto. Significativo l’atteggiamento critico dell’India al recente vertice di Qingdao.
Se da un lato i vantaggi economici e finanziari possono sembrare  evidenti, l’approccio cinese suscita sospetti e diffidenze.
Per molti paesi (non solo in Europa ma anche in Asia Centrale, in Africa o nel Mar cinese meridionale)  il modo in cui la Cina promuove la cooperazione internazionale è inaccettabile,  privo di trasparenza e non basato su regole giuridico-formali. Il paradigma europeo di collaborazione è  sorretto da istituzioni formali quali contratti e tribunali, mentre il comportamento cooperativo in Cina – per un lungo periodo nella storia passata e ancora oggi – si regge su istituzioni informali, come le reti.  Il modello cinese di “progetto cooperativo” è  impostato su dei guanxi  (“legami politici”) e non su regole formali.

Un quadro istituzionale in rapida evoluzione

Peraltro, la Cina e gli altri paesi fronteggiano comuni sfide globali e devono essere flessibili in merito alle rispettive differenze. Dalle riforme e dall’apertura di Deng Xiaoping nel 1978, la Cina ha riformato numerose istituzioni interne per renderle compatibili con le regole internazionali. Lo sviluppo dei media commerciali e di internet ha reso la società cinese più mobile e più aperta al mondo. Il processo politico cinese è oggi indubbiamente molto più articolato in rapporto al passato. Un quadro in rapida evoluzione potrebbe avvicinare i due approcci e accelerare il processo di convergenza normativa e ideologica.

L’atteggiamento dell’Europa

Per quanto riguarda in particolare l’Europa, il progetto Obor viene visto in modo ambivalente. Da un lato si valutano le  grandi opportunità di mercato e/o fornitura. Per alcuni prodotti più deperibili l’accorciamento dei tempi di percorrenza non è da sottovalutare, mentre i vantaggi di costo sono tutti da valutare.
D’altra parte , non si dimenticano  le profonde differenze o incompatibilità nei sistemi  politici ed economici. Problematico risulta il fatto che i cinesi non abbiano alcuna intenzione di sviluppare standard comuni per i partecipanti, ma che cerchino al contrario di stabilire coalizioni one-to-one con paesi diversi.
Sinora non si è ancora giunti a   un meccanismo concreto di cooperazione multilaterale tra Cina ed Europa.

Le perplessità cinesi

Le critiche non giungono solo dall’esterno. L’ultima edizione delle China Analysis (un influente think-tank cinese) si concentra proprio sulla colossale iniziativa. Il rischio potrebbe essere quello di un eventuale “return wall”, a causa di enormi investimenti su progetti a basso rendimento in paesi ad alto rischio. A questo vanno  aggiunte anche potenziali ripercussioni negative sul piano diplomatico,  dovute al portare avanti in modo così esplicito  un progetto di espansione quasi colonialistico in paesi sospettosi e potenzialmente ostili.
Sul versante delle conseguenze economiche, alcuni accademici e scrittori cinesi ritengono che, in un momento di rallentamento dell’attività economica, la Cina stia stanziando in modo improprio le sue limitate risorse. Anche l’attività di AIIB è sotto osservazione: le sfide riguardano il mantenimento del sostegno dei nuovi alleati, la governance (ad esempio l’esercizio del diritto di veto) e la mancanza di dirigenti con sufficiente esperienza.

Un ritorno di lungo periodo

Il successo di questa grande strategia si misura solo nel lungo periodo. Sarebbe ingenuo attendersi ritorni a breve e facilmente misurabili. Vantaggi che non saranno solo economici e finanziari, ma anche, anzi soprattutto, politici e diplomatici; i costi (in ogni caso enormi) dipenderanno anche da quanto sarà possibile evitare una dispendiosa sovrapposizione delle iniziative.
Occorre anche valutare i possibili nervosismi dei paesi vicini, le debolezze economiche e l’instabilità politica di molte nazioni attraversate della Via della Seta e  la competizione con le grandi potenze rivali, soprattutto Russia e India (ma anche la Turchia). Nessuno  intende rinunciare o indebolire la propria influenza su aree con grandi potenzialità ma spesso instabili e politicamente fragili.

La mappa delle fiducia

Interessante riportare in chiusura una mappa che illustra la fiducia riposta nel progetto Obor, sulla base di un sondaggio condotto in 38 paesi. I colori più tenui indicano una minore fiducia.

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Luca Pignatelli

About Luca Pignatelli

Luca Pignatelli | Da quasi trent'anni mi occupo di ricerca economica presso l'ufficio studi dell'unione industriale di torino. in particolare mi sono occupato di indagini statistiche, macroeconomia, economia industriale, speech writing; da alcuni anni coordino la redazione di pubblicazioni economiche per le imprese associate. I miei studi universitari e la mia esperienza di lavoro in Africa con UNDP mi hanno orientato verso le tematiche economiche e geopolitiche internazionali.

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