Politica e comunicazione

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Politica: un linguaggio ambiguo e strumentale costituisce la base di una comunicazione volta a manipolare il consenso. Mentre la democrazia e i suoi valori risultano in ritirata l’economia segna il passo.


Democrazia in ritirata

Parlando di politica sono in molti di questi tempi a lamentarsi della inadeguatezza del nostro Governo e in specie del suo atteggiamento anti europeista che potrebbe, alla fine, costarci caro.

Vero; però è anche vero che questo Governo, espressione di forze politiche anti sistema, critiche nei confronti dell’UE, è stato votato, in libere elezioni, a maggioranza. Ciò significa che almeno metà degli italiani condivide le posizioni anti europeiste e sovraniste espresse dal Governo.

È un dato di fatto.

Non solo; chi la pensa in questo modo ha pieno diritto a governare e a farlo in modo coerente con quanto ha detto, peraltro con una certa chiarezza, in campagna elettorale. Allora, ammesso vi sia, dove è il problema?

L’economia segna il passo

Il problema c’è, nel senso che l’Italia ha una situazione economica e finanziaria a rischio. Abbiamo uno spread superiore a quello della Grecia, una crescita economica pari a zero e un livello di debito pubblico simile a quello del Portogallo. Investimenti pressoché nulli, un sistema bancario fragile e un pesante ritardo nell’utilizzo delle tecnologie digitali. Anche l’export, che ci ha tenuti a galla nel corso della crisi, comincia a perdere colpi.

L’elenco potrebbe continuare a lungo.

Ma, in sostanza, il problema c’è, eccome, ma non pare essere oggetto di attenzione e, men che meno, di azioni correttive.

Anzi, si dice, nemmeno con tanto bel garbo, “chi se ne frega dell’Europa e delle sue regole”. E, implicitamente, delle conseguenze. Verosimilmente molto pesanti per tutti.

Il Paese è bloccato, mentre il Governo sembra assumere quasi esclusivamente provvedimenti pro o contro qualche cosa, dai quali possa assumere un ritorno in termini di consenso.

Comunicazione, consenso e manipolazione politica

Il secondo aspetto, indubbiamente molto opinabile, riguarda le modalità con le quali il consenso è stato conseguito. Parliamo di comunicazione e di consenso.

In politica questo è un tema normale, ampiamente trattato e oggetto di molteplici approfondimenti. Il problema si pone quando ai termini comunicazione e consenso si aggiunge il concetto di manipolazione. C’è in questo caso un’implicita accusa di un uso ambiguo e strumentale del linguaggio utilizzato. Il destinatario dei messaggi, sulla base di informazioni parziali e distorte, matura convinzioni che, sollecitate, forniscono ritorni mirati e ampiamente prevedibili.

L’ ambiguità semantica è alla base di questo processo.

“Uno vale uno” porta con sé implicito il concetto di uguaglianza; dunque un valore positivo. O, almeno, così pare essere. “Democrazia diretta” “partecipazione” “rappresentatività” sono belle parole, suonano bene. Sono termini che hanno un’implicazione valoriale positiva. Essi dovrebbero tuttavia renderci sospettosi per l’inganno che possono contenere in quanto si prestano a divenire strumenti di manipolazione e di orientamento del consenso.

… e la nostra società?

Questa deriva è in primis responsabilità dei partiti tradizionali, della loro conclamata incapacità di mantenere un contatto con il proprio elettorato e del loro modo – ancestrale – di comunicare. Soprattutto perché nel contempo si è andata affermando la rete che ha fornito l’illusoria sensazione, di poter disporre, in un unico clic, di verità, uguaglianza e libertà.

La nostra società con il suo profondo retroterra di frammentazione e di fazioni, scarsamente preparata all’esercizio della democrazia risulta indifesa e predisposta ad una deriva populista.

Il rischio è quello di un progressivo disfacimento dei cardini sui quali si fonda la nostra società; una prospettiva che lascia spazio all’ipotesi di un progressivo autoritarismo come risposta all’ inattitudine al fare e al deficit di credibilità del movimentismo.

Giorgio Alberti

About Giorgio Alberti

Giorgio Alberti | Responsabile Ufficio Stampa di Unione Industriale Torino, writing e rapporti con i Media, appassionato di montagna, lettura e viaggi

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