Confindustria e la rappresentanza oggi.

Cambiamento, rinnovare, riforma

Confindustria e la crisi dei corpi intermedi

I corpi intermedi hanno rappresentato uno dei pilastri dell’organizzazione sociale del XX Secolo. Che, anche nel nostro sistema, fossero ritenuti importanti lo testimonia l’art 99 della Costituzione istitutivo del CNEL, organismo immaginato col preciso scopo di essere luogo fisico ed ideale di incontro e confronto tra le Parti Sociali. Appunto, i corpi intermedi; vale a dire tutte quelle organizzazioni che hanno il fine o lo scopo di rappresentare una fascia omogenea di cittadini o di opinione pubblica. Tipicamente, i Sindacati, le Rappresentanze Industriali come la Confindustria e ovviamente i Partiti Politici. Tutti soggetti in qualche modo in crisi d’identità. Con modi e intensità differenti. Nella società postmoderna, resa liquida dalla rapida evoluzione della rigida struttura sociale propria della manifattura ciò che sembra essere evaporata è la capacità di rappresentare gli interessi generali, ancorché di una parte. Ed anche la politica, che comunque è necessaria e perciò deve esistere, fa i conti con questa realtà che vede i partiti tradizionali perdere sempre più appeal. La gente oggi ha accantonato le tradizionali forme di militanza politica ed usa altri modi (es. i social network) per farsi un’opinione, confrontare le proprie idee e discuterle.
Una sorta di democrazia partecipativa a la carte.

Riformare Confindustria

Anche Confindustria non è al riparo da questa deriva generale.Certo, ha il vantaggio di vivere in presa diretta i temi dell’innovazione e quindi è più “up to date” rispetto al sindacato o ai partiti politici, ma d’altro canto ha anche una “clientela” molto più esigente. Che, giustamente, chiede e pretende efficienza, risultati e concretezza. Appurato che quello sul tavolo non è un problema di leadership, resta il fatto che modernizzare, senza perdere ciò che di buono il sistema di rappresenta degli imprenditori ha sin qui prodotto non è semplice. Infatti le riforme passano e i problemi restano.
Come uscirne?  Tre idee.

3 idee per rinnovare Confindustria

1) Rinnovare i ranghi. Svecchiare e fare largo ai giovani. Anche se hanno meno esperienza, contatti, reti di conoscenze hanno, in compenso, più competenze utili rispetto ai problemi da affrontare oggi. Sono più competitivi e meno consociativi. E hanno voglia di arrivare e fame di successo.

2) Largo alla meritocrazia. Alla competenza e al coraggio di assumere posizioni nette. Rendere un po’ più scientifica e un po’ meno umanistica la struttura ed insieme la linea politica e la comunicazione.  Non rifugiarsi dietro formule di comodo ma adottare uno stile di lavoro che sintetizzi capacità strategiche e operative. Naturalmente ci vuole gente in gamba, selezionata, ben retribuita e motivata.  E poca.

3) Basta con i rituali di vario genere; convegni, appuntamenti periodici, tutte “messe cantate” assolutamente inutili e costose. Quelle risorse vengano invece destinate a progetti di punta che diano visione e respiro internazionale all’ azione di chi deve ideare progetti affinché l’industria abbia le attenzioni e le risorse che le competono. Si tratta di passare dall’ immagine alla sostanza, e all’azione. Non poca cosa. Una scelta che potrebbe utilmente trasformare Confindustria in un think tank ed in una lobby a servizio della causa industriale.

Un grande cambiamento, per una Confindustria un po’ più AmeriKana che, credo, potrebbe piacere, soprattutto dagli industriali.

Giorgio Alberti

About Giorgio Alberti

Giorgio Alberti | Responsabile Ufficio Stampa di Unione Industriale Torino, writing e rapporti con i Media, appassionato di montagna, lettura e viaggi

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