Startup e ecosistemi di innovazione: come creare unicorni

Le startup sono una componente essenziale dell’innovazione. Ma far nascere  startup non è facile: occorre creare e fertilizzare ecosistemi adatti. La ricetta vincente degli ecosistemi di successo nel mondo è una combinazione di globalismo e localismo: capacità di attrarre capitali e risorse da tutto il mondo mantenendo solide radici nel territorio e nella società. Il monopolio americano ed europeo nello sviluppo di startup innovative si è incrinato: sono molti gli esempi di ecosistemi emergenti in Asia, America Latina e Africa. I prossimi unicorni potranno nascere ovunque.  La pandemia ha accelerato molti trend tecnologici e dato nuovo spazio alle startup.

Startup, innovazione e unicorni

Il legame tra innovazione e startup sembra automatico, quasi scontato.  Logico dunque che in tutti i  paesi si investa molto per stimolare la nascita di nuove startup. O per favorirne la crescita fino al mitico stadio di  “unicorno”: ovvero quelle startup con una valutazione di borsa di almeno un miliardo di dollari.  Una rarità? Non proprio: nel 2021 si  contavano più di 800 unicorni nel mondo. Gli Stati Uniti, come prevedibile, sono il paese  dove sono più diffusi (288), ma anche in Cina (133), India (32) e Gran Bretagna (27) qualche unicorno si trova. Non così purtroppo in Italia: ma è ben noto che la nostra borsa è fortemente sottocapitalizzata.

Startup e ecosistemi di innovazione

Le startup non nascono dal nulla. Al contrario,  richiedono condizioni sociali, economiche e finanziarie particolarmente favorevoli. Occorrono giovani brillanti, un sistema formativo di eccellenza, disponibilità di tecnologie, un sistema produttivo robusto e diversificato,  servizi efficienti, una finanza  ricettiva e innovativa, risorse finanziare abbondanti, una pubblica amministrazione lungimirante (e con adeguati fondi).

Il Global Startup Ecosystem Report

Il Global Startup Ecosystem Report 2021 realizzato da Startup Genome , la più accredita società di consulenza e ricerca in materia di startup innovative, ha analizzato più di 275 ecosistemi in oltre 100 paesi, identificando i top 30 ecosistemi, i 100 ecosistemi emergenti e i settori in ascesa nella mappa globale delle startup. I risultati offrono alcune sorprese.

Leader e runner up

Rispetto alle precedenti edizione del rapporto, rimangono  stabili i 5 migliori ecosistemi globali per le start up: Silicon Valley, New York, Londra, Pechino e Boston. E’ il nord America a dominare la classifica con il 50% dei top ecosystem, seguita dall’Asia con il 27% e dall’Europa con il 17%  Nella top 10 2021 c’è una new entry, Tokyo, che sale al 9° posto dal 15° posto del 2020.  Arretra al 17° posto Stoccolma (10° nel 2020). Altri ecosistemi hanno scalato la classifica: Shenzhen si è posizionato #19, Philadelphia dal #43 a #28, Seoul è adesso alla posizione #16 da #20 e Toronto-Waterloo è passato dal #18 posto nel 2020 al #14. Per quanto riguarda l’Italia, tra i 100 runner-up vengono inclusi Milano e Roma; Torino viene citato in virtù della partnernship con l’Innovation Centre di Intesa San Paolo, ma non compare nella classifica.

Parametri di valutazione

I parametri utilizzati per stilare la classifica sono: performance, funding, connectedness, market reach, knowledge e talent.
Per la valutazione della performance si sono prese in considerazione l’impatto economico dell’ecosistema, il numero di exit e di startup di successo nell’ecosistema.
Per i funding: il volume e la crescita degli investimenti nella early-stage e il numero di investitori locali.
Market reach: la presenza di aziende che dominano su scala globale, i mercati locali e le politiche la commercializzazione IP (Intellectual Property) a livello nazionale.
Connectedness: numero di tech meetups nell’ecosistema e la presenza di incubatori, acceleratori, e R&D anchors.
Talent: misurato da vari parametri. Tech talent: l’accesso a lavoratori con almeno due anni di esperienza nelle startup e il salario degli ingegneri; life science talent: accesso agli studenti delle discipline STEM e ricerca nelle università;  experience: il numero di exit in 10 anni e il numero cumulativo di società in fase iniziale e avviate con investimenti di Serie A.
Knowledge: brevetti generati nell’ecosistema.

Seoul: una città startup friendly

Il governo metropolitano di Seoul  si è posto l’obiettivo di trasformare la metropoli in una “città startup-friendly per i giovani”.  Già oggi, Seoul conta ben 9 unicorni su un totale di 11 presenti in Corea ma il governo intende  migliorare la formazione all’imprenditorialità in tutti i settori dell’industria 4.0.  Con la prospettiva di continuare l’aiuto alle startup non solo nella loro fase di avvio, ma anche dopo.
Seoul ha l’obiettivo di diventare una dei top 5 startup hub entro il 2022, con un investimento pubblico di 114 trilioni di won (94,5 miliardi di USD) nei prossimi cinque anni in due nuove politiche:  la Digital New Deal e la Green New Deal, sostenute anche delle aziende coreane  con altri 37,2 miliardi di USD per un totale di 132  miliardi di USD.
La Green New Deal ha l’obiettivo di rafforzare le azioni climatiche e realizzare un’economia verde, con gli investimenti focalizzati sulle infrastrutture verdi, energia rinnovabile e la promozione dell’industria verde. La Digital New Deal intende accelerare la transizione verso un’economia digitale, focalizzando gli investimenti sull’integrazione dei dati, network e intelligenza artificiale in tutta l’economia.

Shenzhen: il cuore digitale della Cina

Inserendosi per il primo anno nella top 20, passando dal 22 al 19° posto, Shenzhen è un ecosistema fertile per le startup, con un’economia digitale che produce il 31% del PIL. La trasformazione digitale di Shenzhen potrebbe dettare il ritmo per le più ampie  strategie economiche della Cina.
Shenzhen è una zona economica speciale (ZES) e  ha perciò attratto risorse governative che hanno fatto crescere il suo PIL  a ritmi record: in media il 20,7% all’anno negli ultimi 40 anni. Conta 8,5 imprese high-tech a livello statale per chilometro quadrato e 71 brevetti di invenzione approvati ogni giorno.  Nel 2020 ha vantato la terza più alta concentrazione delle 500 aziende private più capitalizzate della Cina tra cui Tencent, Huawei e Vanke. Nel suo piano quinquennale Shenzhen ha l’obiettivo  di diventare una città globale capace di catalizzare la trasformazione digitale della Cina .

Amsterdam: inclusione  e parità di genere

Nel 2020 Dealroom ha valutato l’ecosistema di Amsterdam 83,3 miliardi di USD posizionandosi come terzo ecosistema tech in Europa. La città vuole rendere l’ecosistema più inclusivo e garantire una maggiore diffusione della prosperità. Nel dicembre 2020 Amsterdam ha annunciato che investirà 856.500 milioni di USD in RISE – Female Hub Amsterdam a favore delle donne imprenditrici e professioniste tecnologiche. Lo hub è sostenuto da una dozzina di organizzazioni partner tra cui Startup Amsterdam, TheNextWomen e Startupbootcamp  (un acceleratore di startup).  Nel novembre 2020 è stato anche annunciato il Female Founders Program,  un programma a sostegno delle donne imprenditrici. Amsterdam ha un’alta concentrazione di startup, ma una bassa concentrazione di investimenti di venture capital (VC)  tanto da non contare un numero elevato di potenziali unicorni. Inoltre attrae soprattutto  investimenti locali (oltre metà degli investimenti) e non riceve molti fondi da Stati Uniti e Asia. I settori di destinazione degli investimenti sono fintech, digitalhealth, entriprise software e ecommerce.

Tel Aviv: un polo in forte crescita

È una delle principali città dal mondo per innovazione e tecnologia. E’ tra i leader mondiali  in intelligenza artificiale, Big Data e Analytics. Ospita 2.750 startup e 115 centri di ricerca e sviluppo esteri con il secondo tasso di spesa pro-capite in R&S al mondo; vanta inoltre una vasta presenza di multinazionali che utilizzano la città come centro per  l’innovazione. Di recente l’afflusso di  VC  è aumentato. L’ecosistema ha visto un aumento del 25% del capitale nel 2020, con oltre 6,7 miliardi di USD confluiti nelle sue startup tanto da raddoppiarne il numero di unicorni. Ora ospita più di 20 aziende private con un valore di oltre 1 miliardo di USD. Diversi eventi inoltre forniscono agli imprenditori locali l’opportunità di fare rete con esponenti di spicco delle scena startup internazionale.

 Ecostistemi emergenti: non solo Stati Uniti ed Europa

Stati Uniti e in particolare l’area di San Francisco (Bay area)   rimangono la stella polare e il modello di riferimento per gli imprenditori tecnologici: tuttavia  una costellazione di città e regione compete per luminosità. L’ascesa di nuove realtà  è un fenomeno globale. I dati parlano chiaro:  la percentuale di investimenti VC nelle compagnie americane è sceso dal 84% nel 2004 al 51% nel 2020.  In quasi tutti i 100 ecosistemi emergenti è presente almeno un unicorno. Gli investimenti VC sono ora assai più diffusi a livello globale:  Asia, Europa America Latina ed Africa.  Europa e Nord America restano al comando della classifica ma nuovi protagonisti si stanno affermando.

Per le startup nuovi campi di gioco

I primi 5 ecosistemi emergenti in classifica sono: Mumbai, Copenhagen, Jakarta, Guangzhou e Barcellona. La regione MENA conta su quattro ecosistemi emergenti : Dubai, Abu Dabhi, Cairo e Riyadh. Per l’America Latina ci sono tre new entry: Buenos Aires, Santiago-Valparaiso, Rio de Janiero, che si aggiungono a Città del Messico e Bogotà. I primi 100 ecosistemi emergenti valgono in totale 450 miliardi di USD in ecosystem value, con un aumento del 55% rispetto all’anno scorso.

Copenhagen: università di eccellenza e alta qualificazione

La Danimarca può contare su   8 unicorni. L’ambiente di Copenhangen ospita una comunità imprenditoriale esperta e una forza lavoro altamente istruita grazie alla presenza sul territorio di uno dei principali istituti di ingegneria in Europa, la Technical University of Denmark (DTU) e della Copenhagen Business School. Il successo delle aziende fondate a Copenaghen come Just-Eat e Zendesk ha prodotto una nuova generazione di mentori e angel investor per supportare le aziende della città in fase iniziale. Anche qui gli imprenditori si appoggiano ad una vasta rete di eventi, organizzazioni e investitori incentrati sulla tecnologia.

Lituania:  nuovo hub di investimenti esteri

Anche la regione baltica sta acquistando importanza  non solo a livello europeo ma mondiale. Nel 2021 ha attratto fondi VC da investitori balcanici (14%)  ma soprattutto dal resto dell’Europa (45%) e dagli Stati Uniti (37%). E’ una regione molto fertile per le startup e la crescita dimensionale. Più di un quarto di tutti gli unicorni presenti nell’Europa centrale e orientale sono stati creati in questa regione. Si distingue in particolare la Lituania, al 28° posto nella classifica degli ecosistemi emergenti. La mentalità orientata all’esportazione del Paese, le opportunità a basso costo per avviare un’impresa e  l’effetto della rete stanno sbloccando il potenziale del suo ecosistema tech.  Attualmente l’ecosistema delle startup lituane è ad un punto di svolta. Hanno raggiunto un valore combinato di 7,1 miliardi di USD con una forte presenza di futuri unicorni, bootstrapped startup e rising stars.

Ancora poche le startup fondate da donne

Nella maggior parte delle città europee, meno di un quarto dei professionisti che lavorano nel settore tecnologico sono donne. Per ridurre il gap di genere, gli ecosistemi focalizzati sull’industria tech spesso si focalizzano su iniziative e programmi che supportino le donne. I 5 migliori ecosistemi europei per fondatrici e CEO donne sono Londra, Parigi, Berlino, Stoccolma e Dublino.  Milano, unica città italiana, si posiziona all’11°.

Pandemia come acceleratore tecnologico

Il 2020, lo sappiamo, è stato un anno eccezionale. Per alcune tecnologie tuttavia  la  pandemia è stata un acceleratore di sviluppo. L’anno scorso la capacità di Internet è aumentata del 35%, la connessione globale a banda larga è aumentata di più del 51%, l’e-commerce globale ha raggiunto i 26,7 trilioni (milioni di miliardi) di dollari. Il numero di persone che acquistano cibo e articoli per la casa online sono cresciuti in media del 30% in tutto il mondo.  Settori come gaming e edtech sono rinati a causa dei lockdown e la cleantech ha raggiunto maggiore interesse.
Le imprese si sono concentrate sul lavoro a distanza, con un corrispondente aumento della produttività del 3,1%. Anche le aziende hanno accelerato la digitalizzazione dei rapporti con i clienti e della catena di fornitura.

Per le startup molte nuove opportunità

Il cambiamento ha interessato anche il mondo delle startup.  Sono emersi nuovi canali di investimento: si può parlare di  una vera e propria  “democratizzazione” della raccolta di fondi e si è ampliato l’utilizzo delle SPAC (Special Purpose Acquisition Companies) anche per l’acquisizione di startup e unicorni, accelerando e semplificando processi  altrimenti ben più lunghi e complessi. I settori di elezione degli investimenti in startup innovative sono AI & Big Data , Advanced Manufacturing&Robotics, Agtech e New Food, Blockchain, Logistica e Delivery, E-commerce, Fintech. Adtech e Digital Media, al contrario, hanno perso posizioni.

Questo post è stato realizzato da Emma Monteduro, studentessa del corso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali, nell’ambito del suo stage presso l’ufficio studi economici dell’Unione Industriali. Ecco come si presenta.
Sono Emma Monteduro studentessa di Relazioni Internazionali profilo China and Global Studies presso l’Università di Torino. Dopo aver conseguito la laurea triennale in Lingue e Letterature Moderne con lo studio della lingua cinese e inglese, ho deciso di cambiare rotta e sfruttare le mie pregresse conoscenze sulla cultura e la lingua cinese per approdare allo studio delle questioni diplomatiche, economiche e geopolitiche della Cina e dell’Asia Orientale. Il tirocinio con Unione Industriali mi ha consentito di affacciarmi alla realtà delle imprese piemontesi e ai loro rapporti con i mercati emergenti. Permettendomi di applicare le mie conoscenze universitarie, ho attivato un’intelligenza pratica su casi studio.
Le mie ambizioni lavorative si indirizzano verso il mondo dell’export-import e dell’international business, inserendomi come figura professionale di collegamento tra due mondi per aiutare le aziende nello sviluppo di business all’estero.

Luca Pignatelli

About Luca Pignatelli

Luca Pignatelli | Da quasi trent'anni mi occupo di ricerca economica presso l'ufficio studi dell'unione industriale di torino. in particolare mi sono occupato di indagini statistiche, macroeconomia, economia industriale, speech writing; da alcuni anni coordino la redazione di pubblicazioni economiche per le imprese associate. I miei studi universitari e la mia esperienza di lavoro in Africa con UNDP mi hanno orientato verso le tematiche economiche e geopolitiche internazionali.

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