Economia Piemonte: il rapporto Cerved 2018

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La ripresa si sta rafforzando. Anche i conti aziendali stanno migliorando: l’economia del Piemonte è più solida e con un migliore profilo di rischio. Ma occorre far ripartire gli investimenti. I segnali positivi non mancano. Grazie al basso indebitamento e alla solidità economico-finanziaria, le imprese piemontesi potrebbero incrementare in misura molto rilevante gli investimenti senza compromettere la solidità. Un potenziale di circa 9 miliardi di euro. Per attivarlo, occorrono strumenti finanziari adeguati ma soprattutto un salto culturale da parte delle imprese.

Una ripresa più solida

Il Rapporto Pmi 2018  elaborato da Cerved e Unione Industriale di Torino, fotografa lo stato di salute dell’economia del Piemonte analizzando  gli indicatori economico finanziari di oltre 10.000 imprese.  La crisi è davvero finita? Cosa occorre fare per consolidare la ripresa? I dati confermano che la ripresa economica italiana sta acquistando velocità e consistenza. Nel 2017 il Pil italiano è aumentato dell’1,5%, in accelerazione rispetto ai tre anni precedenti. La produzione industriale chiude l’anno con una crescita del 3%, la più elevata da anni.  Imprese e consumatori guardano al futuro con maggiore fiducia. Migliorata anche la situazione occupazionale. Gli investimenti sono tornati a salire, grazie anche agli incentivi fiscali varati lo scorso anno. 

Conclusa la  selezione darwiniana imposta dalla crisi

Il miglioramento delle condizioni di mercato ha avuto effetti positivi sui conti aziendali e sul profilo di rischio dell’economia del Piemonte. La lunga crisi aveva determinato un  drastico  processo di selezione “darwiniana” . Erano infatti uscite dal mercato le imprese più deboli e più fragili dal punto di vista finanziario, tecnologico e produttivo, configurando un sistema industriale certamente più snello ma complessivamente più solido e meno vulnerabile.

Economia Piemonte: il Rapporto Cerved Pmi 2018 conferma i segnali di miglioramento

A partire dal 2013-2014 (o per alcuni indicatori soltanto dal 2015) , si è iniziato a intravedere qualche timido segnale di inversione di rotta nel trend negativo di fatturato, redditività e demografia d’impresa dell’economia del Piemonte. Il Rapporto Pmi Economia Piemonte 2018 – sulla base delle analisi economico-finanziarie di  Cerved – conferma e rafforza i segnali di recupero e consolidamento emersi negli ultimi  anni, segnando un significativo cambio di passo. Si è forse chiusa la fase in cui si valutavano i costi della crisi e se ne è aperta una nuova, in cui si può iniziare ad analizzare la velocità della ripresa dell’industria piemontese.

Torna ad aumentare il numero di Pmi dell’economia del Piemonte

Un dato positivo è costituito dall’aumento del numero di Pmi  (imprese con un fatturato compreso tra 2 e 50 milioni di euro) in Piemonte. Dopo aver perduto oltre 1000 Pmi tra il 2008 e il 2014, nel 2015 il numero di imprese piemontesi è tornato a crescere e sulla base delle nostre proiezioni il 2016 dovrebbe rafforzare il trend di recupero.
Il favorevole dato demografico dell’economia del Piemonte deriva dall’aumento delle “vere” nuove società di capitali (ovvero escludendo le società nate da semplici operazioni di fusione, scissione o cambio di ragione sociale) e dal parallelo calo delle uscite dal mercato per effetto di fallimenti, procedure non fallimentari e liquidazioni volontarie. In particolare, nel 2017 i fallimenti sono diminuiti del 7% rispetto al 2016 e le liquidazioni volontarie sono calate del 32%.

In crescita fatturato e valore aggiunto  dell’industria piemontese

I dati di bilancio, relativi all’esercizio 2016 (ultimo anno con bilanci depositati) registrano per il terzo anno consecutivo un graduale miglioramento dei conti aziendali: certamente non spettacolare ma costante, che per alcuni indicatori ha consentito alle imprese di riportarsi ai valori pre-crisi. Nel 2016 la crescita del fatturato (+2,2%) rallenta lievemente rispetto al 2016  (+2,8%),  ma prosegue il riallineamento al livello precedente la crisi (in termini nominali).Per il valore aggiunto la crescita è più marcata (+4,2%) e superiore a quella 2016 (+3,7%); in questo caso il valore aggiunto è superiore  del’11% a quello 2007, a testimonianza dello sforzo fatto dalle imprese  per ridurre i costi e aumentare la produttività.

Prosegue il miglioramento della redditività delle imprese del Piemonte

Non si arresta il progressivo consolidamento della redditività: per il quarto anno di fila migliora il MOL. Tuttavia, nonostante tra il 2013 e il 2016 i margini siano aumentati di quasi il 25%, il divario con il periodo precedente la crisi rimane significativo:  rispetto al 2007 le imprese piemontesi hanno perso 17 punti di redditività lorda.  Il rapporto utile/fatturato si stabilizza su livelli analoghi a quelli dei due anni precedenti; migliora ulteriormente la redditività del capitale proprio (ROE), non lontana dal valore precedente la crisi.

Indebitamento più sostenibile e migliore capitalizzazione

Dopo quattro anni di calo tornano a crescere i debiti finanziari (+2,2%). L’aumento è il risultato della crescita degli investimenti, mentre prosegue la riduzione del costo del debito: il rapporto tra oneri e debiti finanziari scende ulteriormente ed è oggi la metà rispetto al 2007.Migliora anche la sostenibilità del debito:  il peso degli oneri finanziari sul MOL (11,5%) è ai minimi assoluti. Per effetto del cospicuo aumento della capitalizzazione (tra il 2007 e il 206 il capitale netto è cresciuto di oltre il 50%),e del più contenuto aumento dei debiti finanziari, la leva finanziaria (rapporto tra debiti finanziari e capitale) è notevolmente diminuita.

Si consolida il profilo di rischio dell’economia del Piemonte

Per effetto di questi trend economici e finanziari “virtuosi”, si registra nel 2016 un ulteriore, significativo consolidamento del profilo di rischio delle imprese del Piemonte: aumentano in assoluto e percentualmente le imprese “sicure”; diminuiscono quelle “vulnerabili”. Inoltre è positivo il saldo tra imprese che hanno rafforzato la propria classe di rischio e quelle che l’hanno peggiorata. Si accentua infine  il calo del tasso di ingresso in sofferenza, stimato da Cerved sulla base dello score economico e finanziario delle aziende e della componente “sistemica” legata al contesto economico generale.

Investimenti chiave della ripresa

La possibilità di rafforzare e rendere strutturale la ripresa richiede anche, se non soprattutto, una decisa accelerazione degli investimenti delle imprese. Gli anni di crisi hanno determinato un vero e proprio blocco della spesa per il rinnovo degli impianti. Il risultato è che un numero rilavante di  aziende si ritrovano oggi con macchinari e attrezzature obsolete, e non sono dunque in grado di sfruttare al meglio tutte le potenzialità del mercato. In un’epoca di rapida accelerazione del cambiamento, un ritardo tecnologico può essere pericoloso quando non esiziale.
Il rapporto Pmi 2018 registra, dopo quattro anni di calo, un aumento del rapporto tra investimenti e immobilizzazioni lorde, ritornato sul livello del 2009-2011 ma ancora inferiore di un paio di punti percentuali ai valori pre-crisi.  Un indicatore  che trova peraltro conforto in dati più recenti. Ucimu-Sistemi per Produrre rileva nel 2017 una crescita del 45,9% degli ordini interni di macchinari.

Il terreno da recuperare resta ampio

Tuttavia, il terreno da recuperare è ancora molto ampio. E’ importante valutare se il gap di investimenti derivi soprattutto da una scarsità di offerta di risorse investibili (credit crunch) o piuttosto da una carenza di domanda da parte delle imprese. Superata la fase di crisi in cui vi è certamente stato un credit crunch (anche se non generalizzato a tutte le imprese), oggi il problema è soprattutto dal lato della domanda.

Scarsità di offerta o carenza di domanda?

Sulle cause di questo endemico stallo degli investimenti vi sono molte analisi che partono da punti di vista diversi. Incertezza, deboli prospettive di mercato, difficoltà di accesso al credito giocano senza dubbio un ruolo. Tuttavia, si fa sempre più spesso riferimento ai modelli gestionali  delle Pmi italiane, dove la distinzione tra proprietà e controllo è sfumata o inesistente. La presenza di imprese di piccole dimensioni non è una peculiarità italiana e ci accomuna ai nostri partner europei, Germania in primis. Ciò che differenzia il nostro Paese invece è lo scarso peso di manager esterni alla proprietà nella gestione strategica delle Pmi. Una caratteristica che oggi appare inadeguato di fronte al vero e proprio “salto tecnologico” imposto dalla digitalizzazione e in generale dal progresso tecnico.

Modelli gestionali e eccesso di prudenza

Questo modello gestionale contribuisce anche a spiegare l’eccesso di prudenza finanziaria che  ha caratterizzato le Pmi in questi anni. Per crescere e innovare occorre anche valutare con occhio diverso la possibilità di aprirsi a nuovi partner. Se questi partner saranno di natura finanziaria, le orienteranno anche verso un nuovo modello di governance, più moderno ed efficiente. Una crescita di cultura finanziaria  che si traduca in una maggiore trasparenza e una migliore comunicazione permetterà a un numero maggior di imprese di intercettare le rilevanti risorse presenti sul mercato dei capitali (sia domestico che internazionale), arricchite da “nuovi” e importanti strumenti quali ad esempio i PIR, con un orizzonte  di medio-lungo periodo.

Un grande potenziale di investimento per crescere

Nel rapporto su Economia Piemonte 2018, abbiamo provato a fare un semplice esercizio di simulazione, calcolando il potenziale di investimento attivabile dalle Pmi piemontesi senza compromettere il proprio profilo di rischio. Il risultato è abbastanza sorprendente: si tratta di un volume molto rilevante  di investimenti, quantificabili in circa 9 miliardi di euro. Questo potenziale è spiegato dalla solidità economico-finanziaria e al numero consistente di imprese che operano sul mercato in completo autofinanziamento, cioè senza debiti finanziari: circa un terzo delle imprese “sicure”.
La mobilizzazione del potenziale di investimento delle imprese e l’utilizzo di risorse finanziarie alternative al credito bancario possono imprimere al nostro sistema produttivo una forte accelerazione dei processi  di crescita e innovazione.

Luca Pignatelli

About Luca Pignatelli

Luca Pignatelli | Da quasi trent'anni mi occupo di ricerca economica presso l'ufficio studi dell'unione industriale di torino. in particolare mi sono occupato di indagini statistiche, macroeconomia, economia industriale, speech writing; da alcuni anni coordino la redazione di pubblicazioni economiche per le imprese associate. I miei studi universitari e la mia esperienza di lavoro in Africa con UNDP mi hanno orientato verso le tematiche economiche e geopolitiche internazionali.

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