Nucleare e Industria: una partita di lungo periodo per la competitività italiana

Il nucleare torna a bussare alla porta dell’industria italiana. Dopo il primo via libera della Camera al disegno di legge sul nucleare sostenibile, l’atomo rientra nel dibattito come possibile leva di competitività e non solo come fonte energetica. La partita si gioca sulla capacità del Paese di costruire regole, competenze e filiere in grado di accompagnare la transizione energetica. Per le imprese, il tema è già aperto: capire se il nuovo nucleare potrà diventare un’opportunità industriale di lungo periodo o resterà una promessa difficile da trasformare in realtà.

Il nucleare è tornato nel dibattito italiano. Non più soltanto come tema politico o ambientale, ma come questione legata alla competitività del sistema produttivo. Dopo anni segnati dalle crisi energetiche, dall’aumento dei costi e dalla necessità di accelerare la decarbonizzazione, l’atomo è rientrato nell’agenda nazionale come possibile tassello del futuro mix energetico.

Per le imprese la posta in gioco è chiara: energia stabile, prezzi più prevedibili e minore dipendenza dall’estero. Per questo il nuovo nucleare viene discusso non come alternativa alle rinnovabili, ma come parte di una strategia più ampia, insieme a solare, eolico, accumuli, reti ed efficienza energetica.Infografica tratta dal report di EY, Nucleare Italia: il punto della situazione febbraio 2025

Infografica tratta dal report di EY, Nucleare Italia: il punto della situazione febbraio 2025 

Il ritorno del nucleare nell’agenda italiana 

Il primo segnale è arrivato dal piano normativo. Il governo ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, con l’obiettivo di definire un quadro regolatorio per la produzione di energia, la gestione dei rifiuti radioattivi, lo smantellamento degli impianti esistenti e lo sviluppo della ricerca sulla fusione.  

Il percorso ha compiuto un passo ulteriore con il primo via libera della Camera dei Deputati. Il testo approvato con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, passa ora all’esame del Senato. Come riportato da ANSA , il provvedimento punta a restituire all’Italia una normativa sul nucleare civile e a disciplinare, attraverso successivi decreti attuativi, la costruzione e l’esercizio degli impianti, la gestione del combustibile esaurito, la produzione di idrogeno da fonti nucleare e gli organi di controllo.  

Si tratta di un passaggio ancora iniziale, ma rilevante. Dopo decenni di assenza della produzione nucleare, l’Italia deve prima di tutto costruire regole chiare su sicurezza, autorizzazioni, responsabilità degli operatori e il rapporto con i territori. Come sottolineato dal Sole 24 Ore , il “cantiere” del nuovo nucleare è oggi soprattutto normativa, perché occorre definire l’architettura giuridica e istituzionale del settore.  

Nuove tecnologie e nuove filiere  

Il ritorno del nucleare nel dibattito non coincide con la riproposizione delle centrali del passato. Il confronto si concentra soprattutto sulle tecnologie di nuova generazione e sugli Small Modular Ractor, conosciuti come SMR . Sono reattori più piccoli e modulari, pensati per integrarsi con maggiore flessibiltà nel sistema elettrico. Proprio su queste tecnologie l’Unione Europea ha avviato una specifica alleanza industriale. L’obbiettivo è favorire lo sviluppo di progetti europei e creare una filiera continentale. Le previsioni mostrano come la crescita degli SMR non riguardi solo l’Europa, ma si inserisce in una competizione tecnologica globale che coinvolge grandi economie industriali e nuovi mercati energetici.  

Infografica tratta dal report di EY, Nucleare Italia: il punto della situazione febbraio 2025 

 

Una filiera Italiana già attiva

Per l’Italia questo passaggio è particolarmente importante. Il nuovo nucleare non riguarda soltanto la produzione di energia. Può anche valorizzare una base industriale già presente, pur in assenza di centrali attive da decenni. Secondo l’Agenzia ICE, oltre 70 aziende italiane operano già lungo la filiera nucleare. Le competenze che vanno dall’ingegneria avanzata alla manifattura di componenti specializzati. Il comparto conta circa 2.800 occupati diretti nelle attività nucleari più specifiche. Il perimetro si amplia fino a 13.500 addetti se si considera la catena collegata a tecnologie, materiali e servizi. 

I primi movimenti industriali sono già visibili. Enel, Ansaldo Energia e Leonardo hanno annunciato la nascita di Nuclitalia , società dedicata allo studio delle tecnologie più avanzate del nuovo nucleare. il primo focus riguarda gli SMR raffreddati ad acqua. Accanto ai grandi gruppi si muovono anche realtà più giovani. È il caso di newcleo , impegnata nello sviluppo di piccoli reattori modulari di nuova generazione. Negli ultimi anni l’azienda ha attirato capitali anche dall’estero. Secondo il Sole 24 Ore , starebbe lavorando a una possibile quotazione al Nasdaq, la Borsa tecnologica di Wall Street. 

Per il sistema produttivo italiano, questi segnali sono rilevanti. il rapporto tra nucleare e imprese non riguarda solo chi costruirà o gestirà gli impianti, ma può coinvolgere una rete più ampia di aziende. Si va dalla progettazione alla componentistica, dall’automazione ai materiali speciali, fino ai servizi di ingegneria, sicurezza e manutenzione. La rivoluzione, se arriverà, passerà anche dalla capacità delle imprese italiane di entrare nelle catene del valore dell’energia del futuro. 

Nucleare e imprese: energia e competitività per le imprese 

Il costo dell’energia è ormai uno dei principali fattori di competitività per il sistema produttivo europeo. In Italia il tema è ancora più sensibile, perché molte imprese devono confrontarsi con prezzi dell’elettricità spesso superiori a quelli degli altri paesi concorrenti. Per i settori energivori, l’energia non è una voce marginale, ma può incidere direttamente sulla capacità di produrre, esportare e investire.  

In questo scenario, il nucleare viene discusso per una caratteristica precisa, cioè la programmabilità. A differenza delle fonti rinnovabili intermittenti, come solare ed eolico, una centrale nucleare può produrre energia in modo continuo, contribuendo alla stabilità del sistema elettrico. Non si tratta di sostituire le rinnovabili, ma di affiancarle con fonti capaci di garantire continuità, soprattutto in un contesto in cui la domanda elettrica è destinata ad aumentare. 

L’elettrificazione dei consumi, la crescita dei data center, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, la mobilità elettrica e la trasformazione dei processi industriali richiederanno quantità crescenti di energia pulita e affidabile. Le stime diffuse da EY indicano per l’Italia un mercato potenziale da circa 46 miliardi di euro entro 2050, con 14,8 miliardi di valore aggiunto e circa 117 mila nuovi posti di lavoro.  

Navigare le sfide 

Il nucleare, tuttavia, non può essere presentato come una risposta immediata ai problemi energetici del Paese. I tempi di sviluppo sono lunghi, gli investimenti iniziali elevati e il percorso autorizzativo resta complesso. Come ricostruito da Wired Italia , anche nella migliore delle ipotesi i nuovi mini-reattori non entreranno a regime prima del prossimo decennio. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha indicato il 2034 o 2035 come possibile orizzonte per una produzione standardizzata. Restano poi questioni decisive come il consenso pubblico, la localizzazione degli impianti, la gestione delle scorie e la costruzione di un’autorità regolatrice forte e credibile. L’Italia deve ancora completare il percorso per il deposito nazionale, necessario anche per la gestione dei rifiuti derivanti dalle vecchie attività nucleari e da usi medici, industriali e di ricerca.  

Infografica tratta dal report di EY, Nucleare Italia: il punto della situazione febbraio 2025 

Competenze e materie prime

Un altro nodo riguarda competenze e catene di approvvigionamento.  Dopo l’uscita dal nucleare, l’Italia ha perso parte della propria struttura tecnica e formativa. Ricostruire una capacità nazionale significa formare ingegneri, tecnici, ricercatori e operatori specializzati.  La Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile nasce anche con questa finalità, coordinando istituzioni, imprese, università ed enti di ricerca. Allo stesso tempo, il rilancio del nucleare richiede attenzione alla disponibilità di uranio, combustibili, componenti specializzati e forniture sicure. Un approfondimento del Financial Times  ha evidenziato come il rilancio globale del nucleare possa aumentare la pressione sulla domanda di uranio, rendendo necessario rafforzare investimenti, esplorazione e capacità produttiva. In altre parole, la sicurezza energetica non dipenderà solo dalla costruzione degli impianti, ma anche dalla capacità di presidiare le filiere a monte. 

Una scelta di politica industriale 

Il rapporto tra nucleare e imprese va quindi letto dentro una riflessione più ampia sulla politica industriale del Paese. La domanda non è soltanto se l’Italia tornerà a produrre energia nucleare, ma se saprà costruire le condizioni per partecipare alle nuove filiere della transizione energetica.  Per le imprese, il tema è già aperto. La competitività dei prossimi anni dipenderà sempre di più dalla disponibilità di energia sicura, sostenibile e a costi prevedibili, ma anche dalla capacità di presidiare tecnologie strategiche, attrarre investimenti e formare competenze. Il nucleare di nuova generazione non è una soluzione immediata né una risposta unica. Può però diventare una componente di una strategia più ampia, nella quale energia, innovazione e industria tornano a essere parte della stessa partita. 

Questo post è stato redatto da Anna Santangelo, studentessa del corso di laurea magistrale in Scienze Internazionali – China and Global Studies – presso l’università di Torino, nell’ambito di uno stage presso il Centro Studi dell’Unione Industriali Torino. Ecco come si presenta: 

Sono Anna Santangelo, laureanda magistrale in Scienze Internazionali, curriculum China and Global Studies, presso l’Università di Torino. Il mio percorso è iniziato con la laurea triennale in Mediazione Interlinguistica e Interculturale all’Università degli Studi dell’Insubria di Como, dove ho approfondito la lingua e la cultura cinese. Con la magistrale ho scelto di guardare alla Cina anche da una prospettiva politica, economica e di business. Ho coltivato questo interesse attraverso esperienze di studio in Cina alla Guangzhou University of Foreign Studies e progetti dedicati all’internazionalizzazione, all’analisi dei mercati e alle strategie di ingresso nei mercati esteri.

Il tirocinio presso l’Unione Industriali di Torino mi ha offerto un’opportunità preziosa per comprendere da vicino il lavoro di supporto alle imprese del territorio. In questo contesto ho contribuito alla redazione di analisi economiche e di mercato, con focus sui Paesi emergenti. Dove mi sono occupata del tema del mix energetico. In particolare, ho studiato come le scelte dei diversi Paesi in materia di energia, approvvigionamenti e transizione possano influenzare competitività, costi e strategie industriali. Ho inoltre svolto attività di ricerca a supporto dei processi di internazionalizzazione. Tra queste, l’individuazione di potenziali distributori e la realizzazione di una scheda Paese sulla Romania.

Questa esperienza mi ha permesso di collegare il mio interesse per l’Asia e per l’economia internazionale a temi concreti per il mondo produttivo. Guardando al futuro, mi piacerebbe lavorare nell’ambito dell’analisi di mercato, dello sviluppo strategico e dei processi di internazionalizzazione, accompagnando le imprese nella lettura dei cambiamenti globali e nell’individuazione di nuove opportunità di crescita.

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